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In fuga da Albania, 14 anni fa la strage di Venerdi' Santo

di Clara Zagaria

Sono passati 14 anni: dopo uno stillicidio cominciato alcuni anni prima, nel '97 l'Albania si sgretola col crac delle finanziarie-truffa e un'ondata di fuggiaschi si riverso' sulla Puglia attraverso l'Adriatico. L'Italia tento' di reagire con la forza, mandando le sue navi militari a contrastare l'esodo, e il mare si trasformo' in un lago di morti: il 28 marzo 1997, giorno del Venerdi' Santo per i cattolici, la motosilurante 'Kater I Rades' affondo' dopo la collisione con la corvetta della Marina militare italiana 'Sibilla', un centinaio le vittime (molte donne e bambini) e 34 i superstiti. Domani, come accade ogni anno, a Brindisi, sul molo antistante la Capitaneria di porto, un lancio di fiori in mare ricordera' le vittime del naufragio.

Quest'anno, i promotori dell'iniziativa - l'Osservatorio sui Balcani e l'Osservatorio permanente Italia Albania - intendono ''ricordare tutti i migranti vittime del mare, in solidarieta' a tutti coloro che stanno soffrendo le crudelta' della guerra''. Quello in cui avvenne la collisione tra la 'Kater' e la 'Sibilla' era il periodo della piena 'emergenza albanesi': a centinaia e centinaia, su imbarcazioni di fortuna, fuggivano dal loro Paese. La collisione in Canale d'Otranto provoco' polemiche: soprattutto si chiedeva che fossero chiarite le direttive che il governo, allora presieduto da Romano Prodi, aveva impartito alla Marina militare italiana per il contrasto alle 'carrette del mare' che solcavano l'Adriatico.

Polemiche che giunsero fino alla forte presa di distanze di Nanni Moretti, nel film 'Aprile' (1998). Sulla spiaggia brindisina di 'Aprile' il protagonista si lascia andare contro i dirigenti della sinistra, al governo con Prodi, che disertano il luogo della tragedia della Kater I Rades: ''Non gliene frega niente, io me li ricordo alla Fgci, vedevano Happy Days, questa e' la loro formazione''. C'entrassero o no le direttive del governo, fatto sta che a giudizio ci e' andato, per naufragio e omicidio colposo plurimo, il comandante della Sibilla, insieme con l'albanese che era stato ritenuto al comando della 'Kater' e che non ha mai ammesso di essere stato alla guida della motovedetta. Ci son voluti otto anni per la sentenza di primo grado (19 marzo 2005), mentre quella di secondo grado non c'e' ancora. In primo grado il tribunale di Brindisi condanno' a tre anni di reclusione l'ufficiale della marina militare italiana e a quattro anni di reclusione il presunto comandante della 'Kater'.

Nel processo d'appello, a Lecce, la pubblica accusa, nel settembre 2010, ha chiesto l'assoluzione per il comandante italiano e la conferma della condanna per l'albanese. Dal processo, durante questi anni, sono uscite molte parti civili: sono alcuni dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime con i quali sono stati concordati risarcimenti che si aggirano attorno ai 20.000 euro per ogni vittima, a seconda del grado di parentela, e 13.000 euro per i sopravvissuti al naufragio. La Kaiter I Raides aveva lasciato il porto di Valona attorno alle 16 del 28 marzo 1997. Era un'imbarcazione di fabbricazione russa ed era lunga 21 metri e larga tre e mezzo: era stata rubata dai gruppi criminali che gestivano il traffico di clandestini nel porto meridionale di Saranda. A bordo, stipate sino all'inverosimile almeno 120 persone ma forse erano molte di piu': furono 83 i corpi recuperati mesi dopo dal fondo del mare - in gran parte donne e bambini, che si erano rifugiati sotto coperta per proteggersi dal vento e dal freddo durante la traversata - ma si calcola che i morti siano stati 108.